
V4 RS 100 viene consegnato in un’esclusiva cassa in legno personalizzata.
Multistrada V4 RS 100 (500 SL Pantah – 1979)
La livrea della Multistrada V4 RS 100 si ispira alla grafica della 500 SL Pantah del 1979, anno che vide grandi innovazioni tecniche in casa Ducati, finalizzate a modernizzare e rendere più attuali le moto prodotte a Borgo Panigale.
Nacque la 500 SL Pantah, la prima Ducati equipaggiata da un telaio in traliccio, ancora comunque lontano dal traliccio che ha contraddistinto il marchio per quasi cinquant’anni, e il motore Pantah, che abbandona le coppie coniche, in uso fin dai tempi della Gran Sport Marianna (1955).
La moto, che sfoggia il design squadrato tipico delle moto dei primi anni 80 e una livrea caratterizzata dal logo disegnato per Ducati dal designer di auto Giorgetto Giugiaro, viene apprezzata per la facilità di guida e per la leggerezza. Essendo la Multistrada V4 RS 100 sviluppata sulla base tecnica della top di gamma Multistrada V4 RS, caratterizzata dal motore Desmosedici Stradale, la livrea riporta anche il logo del Desmo sul codino.
La Multistrada V4 RS 100 è dotata di sella in Alcantara con logo Ducati 100 a ricamo, e riporta nome e numero progressivo su una targhetta Bronzo Centenario fissata ai cavallotti manubrio e alla piastra di sterzo in alluminio dal pieno. La dotazione a corredo comprende l’anello del tappo serbatoio in colore Bronzo Centenario e il coperchio frizione aperto in fibra di carbonio, non omologati per la circolazione su strada. La Multistrada V4 RS 100 viene consegnata in un’esclusiva cassa in legno personalizzata.
Scrambler 100 (250 Scrambler – 1962)
La livrea dello Scrambler 100 si ispira alla grafica della 250 Scrambler del 1962, la prima versione di Scrambler Ducati, prodotta esclusivamente per il mercato statunitense.
La nascita della Scrambler è strettamente legata alla figura del primo importatore americano Joe Berliner, l’uomo che volle fortemente un modello inedito da vendere oltreoceano. Ducati veniva dal successo mediatico legato al giro del mondo di Monetti e Tartarini del 1957 e il clamore dell’impresa arrivò anche in America, dove crebbe l’interesse per il marchio bolognese, fino ad allora quasi sconosciuto.
Berliner richiese a Ducati una moto da dirt track, una off-road, che certo non era ancora stata pensata a Borgo Panigale ma che si concretizzò proprio con la 250 Scrambler nel 1962.
Lo Scrambler 100 nasce sulla base tecnica dello Scrambler Nightshift, arricchita dalla sella in Alcantara con logo Ducati 100 a ricamo e dalla targhetta con nome e numero progressivo dell’esemplare nella finitura Bronzo Centenario, rivettata sui cavallotti di sterzo ricavati dal pieno. Il tappo serbatoio ottenuto dal pieno, con anello in Bronzo Centenario, è fornito a corredo.
Hypermotard V2 SP 100 (860 “24 Horas de Montjuïc” – 1975)
La livrea della Hypermotard V2 SP 100 si ispira alla 860 “24 Horas de Montjuïc”.
Dopo la vittoria alla 200 Miglia di Imola del 1972, i vertici Ducati ritennero che la strada giusta da percorrere per riportare il marchio alla popolarità fosse quella delle “racing” derivate dalla produzione di serie, in particolare nelle gare di durata.
A tal scopo, per Ducati fu necessario ampliare la gamma dei bicilindrici con un motore di cilindrata superiore rispetto al classico 750, che potesse sostenere lo “stress” delle lunghe gare endurance quali il Bol D’Or e la 24 Horas de Montjuïc, corsa dove la casa di Borgo Panigale vinse parecchie edizioni.
La Ducati 860 vide il suo debutto vincente già nel 1973 con il prototipo della 860 Desmo, che sarebbe poi diventata la Ducati 900 Super Sport nella versione stradale. Nel 1975 i piloti Salvador Canellas e Benjamin “Min” Grau, che già avevano vinto nel 1973 con la bicilindrica bolognese, ripeterono il successo nella gara catalana, ma con i colori sgargianti del team NCR di Nepoti e Caracchi.
La Hypermotard V2 SP 100 è realizzata sulla base della versione SP, caratterizzata da sospensioni Öhlins e cerchi forgiati. È arricchita dalla sella in Alcantara con logo Ducati 100 a ricamo, e riporta nome e numero progressivo su una targhetta in pregiato Bronzo Centenario rivettata sui cavallotti manubrio e alla piastra di sterzo in alluminio lavorato dal pieno. Anche la Hypermotard V2 della Collezione 100 è dotata di frizione a secco. La dotazione a corredo comprende il tappo serbatoio ottenuto dal pieno in Bronzo Centenario e il coperchio frizione aperto in fibra di carbonio, non omologati per la circolazione su strada.
DesertX 100 (Pantah “Ice” – 1981)
La livrea della DesertX 100 si ispira alla grafica della Pantah “Ice” del 1981, che rappresenta uno dei più curiosi episodi di product placement nella storia della Ducati.
La Pantah “Ice” non era che una Pantah 500 modificata, in particolare per le curiose gomme chiodate e l’eliminazione dell’impianto frenante, in modo da permetterne l’utilizzo su piste ghiacciate.
La Ducati, infatti, all’epoca era gestita dalle partecipazioni statali, che controllavano anche case automobilistiche come l’Alfa Romeo. L’EFIM, l’ente che controllava sia Ducati che Alfa Romeo, organizzò all’inizio degli anni ’80 un campionato per auto Alfasud sui tracciati ghiacciati delle Alpi. Le gare si svolgevano in due manche; nella pausa tra la prima e la seconda gara le coloratissime Pantah “Ice” garantivano lo spettacolo per il pubblico. Le Pantah Ice venivano realizzata in diverse livree; quella scelta per la DesertX 100, gialla con bande blu, appartiene a un esemplare che fino a qualche anno fa faceva parte della collezione del Museo Ducati.
La DesertX 100 è dotata di sella in Alcantara con logo Ducati 100 a ricamo, e riporta nome e numero progressivo su una targhetta Bronzo Centenario fissata sui cavallotti manubrio della piastra di sterzo realizzata dal pieno. Il parafango anteriore alto e la griglia in alluminio a protezione del radiatore esaltano l’indole fuoristradistica del modello. La dotazione a corredo comprende il tappo serbatoio in Bronzo Centenario e la protezione a griglia per il faro anteriore, non omologati per la circolazione su strada.


